AVVOCATI IN ITALIA

Nell’ordinamento italiano, la professione dell’avvocato è disciplinata dalle Disposizioni del Regio Decreto 27 novembre 1933 n. 1578 e successive modifiche. Fra queste si segnala la Legge 24 febbraio 1997 n. 27 che ha soppresso la figura del Procuratore Legale.

L’avvocato può patrocinare avanti tutte le giurisdizioni nel territorio della Repubblica Italiana. Peraltro per patrocinare avanti alcune corti (le cosiddette giurisdizioni superiori: Corte Costituzionale, Corte Suprema di Cassazione, Consiglio di Stato, Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche) è necessario essere iscritti nell’elenco degli Avvocati abilitati al patrocinio avanti le giurisdizioni superiori.

Condizione necessaria per tale abilitazione è l’aver esercitato con continuità e lodevolmente la professione forense per almeno 12 anni di attività come Avvocato (in precedenza si richiedevano sei anni come procuratore legale e 8 come avvocato), la domanda per l’iscrizione deve essere indirizzata al Consiglio Nazionale Forense. In alternativa è possibile ottenere l’iscrizione nell’elenco speciale superando, dopo cinque anni di esercizio della professione, un ulteriore esame di abilitazione avente a oggetto una prova scritta relativa a un ricorso in Cassazione (penale o civile), e un colloquio orale. In punto di disciplina professionale l’avvocato è soggetto alla vigilanza del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati presso cui è iscritto, che è territorialmente competente in relazione a un eventuale procedimento disciplinare. Ove la mancanza disciplinare sia stata commessa nel circondario di un Tribunale differente da quello di appartenenza, sussiste la competenza concorrente del Consiglio dell’Ordine del luogo della commessa violazione.

L’avvocato cui il competente Consiglio dell’Ordine abbia inflitto una sanzione disciplinare può proporre gravame contro la stessa al Consiglio Nazionale Forense, deducendo sia in punto merito che in via di Diritto. Avverso la decisione del Consiglio Nazionale Forense, che riveste natura di Provvedimento Giurisdizionale, ove la stessa sia sfavorevole, potrà essere esperito Ricorso alla Suprema Corte di Cassazione. L’art. 3 del Regio Decreto 27 novembre 1933 indica tassativamente le incompatibilità per l’esercizio della Professione Forense. L’avvocato è tenuto all’osservanza del segreto professionale in forma anche più rigorosa che altri professionisti. Ai sensi dell’art. 13 Regio Decreto 27 novembre 1933 l’avvocato non può essere obbligato a deporre nei Giudizi di qualunque specie su ciò che sia stato loro confidato ovvero di cui abbiano avuto conoscenza in ragione del suo ufficio.

L’art. 200 del Codice Procedura Penale vigente ha confermato il vincolo del segreto professionale, mentre l’art. 334 bis esonera il Difensore dall’obbligo di denuncia (cui i privati sono tenuti ex art. 364 C.P. nel caso vengano a conoscenza di un Delitto contro la personalità dello Stato punito colla pena dell’ergastolo) dei Reati di cui sia venuti a conoscenza in occasione della propria attività professionale. L’art. 103 del codice di procedura penale fissa alcune garanzie a salvaguardia della libertà del difensore: le ispezioni e le perquisizioni presso gli studi dei difensori possono essere consentite solamente allorché il legale rivesta qualità d’imputato (rectius d’indagato, la formulazione del codice non è esatta) ovvero per rilevare tracce o altri effetti materiali del reato. In caso perquisizione, ispezione ovvero sequestro deve esserne avvisato (sotto comminatoria di nullità) il Consiglio dell’Ordine cui appartiene l’avvocato, affinché possa presenziare il Presidente ovvero un Consigliere. Si rappresenta altresì che l’avvocato è deontologicamente tenuto ad assicurarsi sulla propria responsabilità professionale e aggiornarsi costantemente sulla Legislazione e la Giurisprudenza. Nei procedimenti avanti il giudice civile la parte può stare in giudizio personalmente avanti il giudice di pace allorché il valore della causa non ecceda gli euro 516,46, in caso contrario è necessaria l’assistenza di un difensore, salvo che il giudice di pace, in considerazione della natura e dell’entità della causa, non autorizzi con decreto la parte a stare in giudizio personalmente (art. 82 codice di procedura civile. Negli altri casi è necessaria l’assistenza del difensore. Ove il giudizio sia avanti alla Corte di Cassazione, il difensore deve essere un Avvocato abilitato al patrocinio avanti le giurisdizioni superiori. Allorché la parte ovvero il suo rappresentante abbia la qualità necessaria a esercitare con procura l’ufficio di difensore presso il giudice adito, può stare in giudizio senza il ministero di altro difensore (art. 86 codice di procedura civile.

Nei procedimenti penali è invece obbligatoria l’assistenza e difesa a mezzo di un difensore (abilitato al patrocinio avanti al giudice competente per il reato per cui si procede) per chi rivesta qualità d’indagato ovvero di imputato. Non è ammessa autodifesa se non nei limiti e nelle forme preveduti dal codice di procedura penale (esempio: dichiarazioni spontanee, presentazione d’impugnazione personalmente da parte dell’imputato. Nel caso l’indagato ovvero imputato non intenda nominare un difensore, ne verrà nominato uno d’ufficio ex art. 97 codice procedura penale dall’Autorità Giudiziaria procedente che lo sceglierà fra i difensori iscritti in un apposito elenco.

Nei giudizi penali avanti alla Corte di Cassazione, qualora l’imputato sia privo di difensore ovvero questi non sia abilitato al patrocinio avanti alle giurisdizioni superiori, il presidente del collegio provvede a nominare ex art. 613 del codice di procedura un difensore che abbia tale abilitazione. Il difensore d’ufficio ha i medesimi obblighi e doveri del difensore fiduciario e deve essere retribuito dall’assistito, salvo che lo stesso non sia stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato.

Da rilevare che l’art. 99 del codice di procedura penale estende al difensore tutte le facoltà e i diritti riconosciuti dalla legge all’imputato (salvo quelli personalmente riservati a quest’ultimo). La medesima disposizione prevede che l’imputato possa, con espressa dichiarazione contraria, togliere effetto a un atto del difensore, prima che sull’atto stesso sia intervenuto un provvedimento del giudice.

L’opera dell’avvocato ha natura di lavoro autonomo in quanto esercizio di una professione intellettuale. Dal che conseguono importanti effetti giuridici: al di là dell’organizzazione, del numero di collaboratori, sostituti o associati nonché del fatturato dello studio, l’avvocato non riveste qualità d’imprenditore e la sua non è attività d’impresa. Di tal che l’avvocato non può essere soggeto a fallimento in relazione a debiti contratti nell’esercizio della professione.

La responsabilità dell’avvocato è conseguente a un’obbligazione di mezzi e non di risultato. In altre parole: è tenuto a prestare l’opera con la massima diligenza e secondo la migliore scienza del momento ma oltre a questo non può rispondere del mancato conseguimento del risultato desiderato dal suo patrocinato. 


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