MONTI E’ FANTASTICO MA CI SARA’ LA SHOA’ DEI PROFESSIONISTI

LEGGE DI STABILITA’ E LIBERA PROFESSIONE: E’ LA FINE?

So che quello che scriverò sembrerà andare controcorrente rispetto al sentire nazionale sull’apprezzamento del governo del professor Monti. Tutti lo vogliono, nessuno ha il coraggio di violare il tabù della sua capacità operativa, nessuno ritiene che le sue scelte siano meno del minimo indispensabile, nessuno azzarda contestazioni al suo essere aprioristicamente super partes.

Tutto condivisibile, peccato che la Legge di Stabilità gli affidi lo sterminio di massa dei professionsiti italiani per come sono oggi conosciuti.

Esatto, il libero professionista che oggi è una delle anime dell’economia e della vita sociale italiana è un soggetto in via di estinzione. Almeno per quello che concerne l’aggettivo libero.

L’art. 10 della legge di stabilità parla di “Riforma degli ordini professionali e società tra professionisti” e quindi va a trattare della delega al governo per riformare un mondo professionale che sicuramente aveva ed ha bisogno di essere attualizzato al terzo millennio sia in struttura che in orizzonti.

Peccato appunto che dopo aver previsto la “l’abrogazione di tutte le norme vigenti sugli ordinamenti professionali” entro 12 mesi dalla riforma governativa, così sancendo che nulla del passato sopravviverà, si fa un passaggio brevissimo in cui si regala il mondo dei professionisti a quello dei cosiddetti “Poteri Forti”.

  • Nonostante l’opposizione di sempre di tutte le rappresentanze professionali si è aperto il mondo dei professionisti, ed il loro mercato, ai grandi gruppi economici regalandogli la possibilità di partecipare a società di professionisti come soci di capitale maggioritari, anche presenti con la loro maggioranza negli organi di amministrazione delle società.

Sembra poco?

Lo approfondiamo con pochi esempi: l’associazione di categoria degli imprenditori del settore del mobile costituirà una società di professionisti con alcuni avvocati a cui prometterà di far gestire tutte le sue pratiche dei suoi associati. Porrà come condizione appunto quella di avere le maggioranza in capitale sociale ed in CdA a fronte della possibilità di incettare sicuramente tutte le pratiche degli associati che così diverranno anche soci. Gli avvocati saranno inizialmente compiacenti perché interessati a tale opportunità. Purtroppo si accorgeranno dopo brevissimo tempo che loro non sono diventati che dei dipendenti della società controllata dall’industria senza possibilità di scelta od opinione, vincolati a condizioni retributive che verranno determinate da altri, privi di qualunque garanzia (o così o quella è la porta) e senza futuro se non la schiavitù.

L’associazione sindacale dei lavoratori del tornio potrebbe invece decidere di fare la stessa proposta ad un gruppo di avvocati interessati alla medesima operazione in cambio dell’intercettare di tutti i contenziosi dei loro lavoratori associati. La fine sarà la stessa.

Ma vale anche per i commercialisti che fino ad ora non erano stati interamente asserviti alle associazioni sindacali di categoria solo perchè non potevano essere organici al sistema di di erogazione del servizio agli associati. Ora lo saranno.


  • Anche il cliente finale però non se la passerà meglio.

La società di professionisti controllata dall’industria avrà come unico e supremo fine quello dell’utile da dare ai soci di capitale, poco motivando i professionisti, rompendo il rapporto fiduciario fra cliente e professionista e agganciando la nuova clientela solamente in ragione delle sue capacità di proiettare la sua immagine associativa piuttosto che in ragione della qualità del prodotto legale (per chi ha dubbi sul punto segnalo il percorso attuale in materia di consulenza contabile e giuslavoristica delle associazioni dei piccoli imprenditori).

L’esempio non riguarda la maledetta ed invidiata classe forense (dai maligni definita casta anche se è composta da oltre 220.000 professionisti, 2 per ogni mille abitanti del bel paese). Gli avvocati sono forse i professionisti più numerosi d’Italia ma sono in buona compagnia di commercialisti, archittetti, ingegneri, medici, geometri etc. Vale per tutti.

  • I poteri economicamente forti potranno addomesticarli costituendo soggetti societari in concorrenza con quelli che resteranno a fare frontierà della libera professione su un mercato che vedrà scontrarsi la capacità di marketing endosoggettivo ed esterno del soggetto associativo-industriale con la qualità sartoriale del professionista libero ed indipendente.

Insomma siamo arrivati anche qui allo scontro fra grande distrubusione e prodotto artigianale. Chi pensate vincerà??

Da ultimo, poiché le persone con cui ho parlato in questi giorni mi hanno testimoniato incredulità e stupore fin alla negazione della realtà, riporto di seguito il famigerato art. 10 della legge di Stabilità con l’epitaffio scritto ben chiaro di quelle che erano le “Libere Professioni”.

Mi riprometto di tornare a breve sull’argomento con la proposta di una cura choc, una specie di chemioterapia, che può essere l’alternativa per quei coraggiosi che avranno il coraggio di cambiare mentalità e decidere di sopravvivere. Per gli altri, lascio già qui il mio luttuoso cordoglio, anche alle loro famiglie.

Avv. Alberto Vigani

Art. 10. (Riforma degli ordini professionali e società tra professionisti)
1. All’articolo 3, comma 5, alinea, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, le parole: «Gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto per recepire i seguenti principi:» sono sostituite dalle seguenti: «Con decreto del Presidente della Repubblica emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto per recepire i seguenti princìpi:».
2. All’articolo 3 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, dopo il comma 5 è inserito il seguente:
«5-bis. Le norme vigenti sugli ordinamenti professionali sono abrogate con effetto dall’entrata in vigore del regolamento governativo di cui al comma 5».

3. È consentita la costituzione di società per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico secondo i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del codice civile.
4. Possono assumere la qualifica di società tra professionisti le società il cui atto costitutivo preveda:
a) l’esercizio in via esclusiva dell’attività professionale da parte dei soci;
b) l’ammissione in qualità di soci dei soli professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi, anche in differenti sezioni, nonché dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea, purché in possesso del titolo di studio abilitante, ovvero soggetti non professionisti soltanto per prestazioni tecniche, o per finalità di investimento;
c) criteri e modalità affinché l’esecuzione dell’incarico professionale conferito alla società sia eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l’esercizio della prestazione professionale richiesta; la designazione del socio professionista sia compiuta dall’utente e, in mancanza di tale designazione, il nominativo debba essere previamente comunicato per iscritto all’utente;
d) le modalità di esclusione dalla società del socio che sia stato cancellato dal rispettivo albo con provvedimento definitivo.
5. La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l’indicazione di società tra professionisti.
6. La partecipazione ad una società è incompatibile con la partecipazione ad altra società tra professionisti.
7. I professionisti soci sono tenuti all’osservanza del codice deontologico del proprio ordine, così come la società è soggetta al regime disciplinare dell’ordine al quale risulti iscritta.
8. La società tra professionisti può essere costituita anche per l’esercizio di più attività professionali.
9. Restano salvi i diversi modelli societari e associativi già vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge.

4 Responses to “MONTI E’ FANTASTICO MA CI SARA’ LA SHOA’ DEI PROFESSIONISTI”

  1. anna says:

    Mi auguro vivamente che tale ” riforma ” non superi la soglia del Parlamento, non siamo merce nelle mani di questi poteri forti .
    Sul Dott. Monti nutro forti perplessità, primo perchè non l’ho scelto, secondo non mi piace il tipo di metodologia che adopera, in sordina .
    L’unica manovra che andava fatta era quella di togliere il compenso ad un Parlamento che non sa tutelare i suoi cittadini.
    Per anni abbiamo pagato per vederci ridurre in questo stato, ed ora ci vogliono anche fare diventare dei travet al soldo dei poteri forti.
    Questa è una battaglia per la nostra libertà, che ha sempre fatto arrabbiare tutti, per esempio i Giudici che vorrebbero essere liberi come lo siamo noi di gestirci la vita, il tempo e i clienti .
    Noi siamo l’espressione della libertà e dobbiamo difenderla.
    Non credo che mi assoggetterò mai ad un padrone, perchè amo profondamente sia il mio lavoro, il suo spirito e la libertà di essere me stessa, per cui invito tutti i colleghi a prendere consapevolezza di quanto sta accadendo e non abbassare la testa .

  2. admin says:

    Non posso che sottoscrivere. L’indipendenza e la libertà dell’avvocatura sono la garanzia dell’effettività di uno stato di diritto. Con la morte dell’autonomia dell’avvocato si potrà avere solo il venir meno del diritto di difesa.
    Che altro dire.
    Admin

  3. lor2 says:

    Ho l’impressione che qualcuno se la stia facendo sotto. Mi spiace per voi ma a sparire sarà solamente chi non saprà cogliere il rinnovamento e non avrà capito che ormai non è più tempo per poter garantire un privilegio a costo del mercato, oltretutto senza con questo garantire la qualità e la professionalità. Più si tarda questo rinnovamento, maggiori saranno le conseguenza negative per i professionisti.

  4. admin says:

    Gentile Lor2,
    mi pare che il termine da lei usato (farsela sotto) sia inappropriato. Forse è stato frainteso l’intendimento dell’articolo, o questo non ha saputo rappresentare le sue finalità con concretezza.
    La crisi del’avvocatura non è una storia di privilegi ma di arretratezze strutturali. Non si può invero parlare di casta e privilegio di fronte a 220.000 avvocati italiani che, per definizione, sono troppi per essere dei soggetti beneficiati dall’esenzione a qualche disciplina erga omnes (privilegio infatti deriva dalla locuzione privilegium ovvero non soggetto alla norma, e quindi indicava vantaggio accordato ad un singolo, ad un gruppo o a una comunità).
    Non si può certo parlare di questo e meno ancora si può dire che in un mercato legale così oberato ci possa essere un difetto di concorrenza.
    Altro è dire che la categoria professionale forense abbia regole adeguate ai tempi e non invece già superate da questi ultimi: un esempio può essere anche il medesimo tariffario forense, disapplicato da tutti (dal mercato sicuramente ma anche dagli stessi magistrati in liquidazione delle sentenze) e per nulla rilevanete nella sua parte di minima obbligatorietà dopo le lenzuolate bersaniane.
    Forse, come ho già scritto altrove, se non c’è nulla da liberalizzare (e di questo i numeri danno certezza), la protesta antiavvocatura può solo raccontata come l’ennesima epifania di invidia sociale: il professionista, e l’avvocato ne è l’icona, è solo la vittima sacrificale preferita da immolare sull’altare delle frizioni sociali per far sfogare tensioni sociali che, altrimenti, andrebbero a caccia di ben altri responsabili.
    Volendo fare un ragionamento più ampio ci si potrebbe invece chiedere perchè così tanti avvocati in Italia siano così indietro come standard organizzativi e operativi; ma questo non è certo un regalo del legislatore.
    A

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