MONTI COLPISCE ANCORA

MONTI, CONFERENZA DI FINE MANDATO CON SFREGIO ALL’AVVOCATURA

Il governo Monti non smette di sorprendere negativamente i professionisti del mondo forense, nemmeno dopo la lettura del suo epitaffio dimissionario. Come ho già scritto, non c’è limite al peggio.

Vediamo i fatti.

Nel corso della conferenza stampa di fine anno, tenutasi a Roma il 23.12.2012, il Presidente del Consiglio dimissionario, senatore a vita Prof. Mario Monti, ha testualmente dichiarato:

“Abbiamo avuto nelle ultime ore di vita di questa legislatura in Senato qualcosa che, ahime, è molto illuminante sulle priorità accordate da alcune forze politiche, in quel caso più d’una forza politica, va detto, alle diverse misure, perché, per ragioni di tempo ci si trovava a dover fare una scelta tra l’approvazione definitiva delle misure alternative alla detenzione o, invece, di portare fino in fondo l’approvazione della legge di riforma della professione forense, che, al di la di alcuni altri aspetti, non aiuta i giovani avvocati, non disciplina l’accesso alla professione che presenta un numero di membri –credo che sia un record internazionale- … e aumenta solo i poteri degli organi rappresentativi dell’avvocatura. E’ un caso che riteniamo totalmente totalmente antitetico alla operazione di liberalizzazione di apertura alla concorrenza che con sforzi e superando ostacoli, a destra ed a sinistra, al centro, a seconda dei campi questo governo ha portato avanti e che è la migliore leva per la equità e per la crescita economica”.

Dopo aver cercato di azzerare il ruolo e l’autonomia dei professionisti con decreti legge che hanno permesso di portare in conversione pretese ma non vere liberalizzazioni, il senatore Monti si lamenta se il popolo sovrano sceglie di dare delle garanzie legislative allo svolgimento della difesa in sede giudiziaria.


In effetti, a voler ridere, ci si può chiedere perchè sia di una qualche importanza che l’esercizio del diritto di difesa venga tutelato da una legge.

Perchè mai normare in via parlamentare la disciplina della professione che è necessaria alla garanzia dei diritti?

A cosa serve una legge dello Stato per l’avvocatura quando si potrebbe disciplinarla con quel simpatico decreto ministeriale che può essere modificato a discrezione di qualsiasi raptus del ministro di turno?

Perché lasciare la tutela legislativa anche agli avvocati quando già ce l’hanno le professioni non normate o persino le Guide Alpine?

Il rispetto dei diritti fondamentali della persona, ed il diritto al giusto processo è uno di questi, non può essere compresso nella verifica della compatibilità con lo spread previsto per domani.

Premesso che per garantire un equo processo serve una difesa libera ed indipendente, perchè se non è tale essa non esiste, si deve rilevare che i provvedimenti di quest’ultimo governo hanno delegittimato il ruolo dell’avvocatura raccontandola come un ostacolo alla crescita economica del paese.

Queste ultime montiane parole feriscono ancor di più, ma almeno hanno il merito di far venire allo scoperto il concetto di diritto dell’economista in questione: non pare condivisibile e merita un urlo di rabbia da parte di tutto il mondo forense.

Abbiamo un paese dove il percorso di tutela dei diritti non è sottodimensionato come la sua classe politica, un paese dove la norma consente di attendersi la sua attuazione e la successiva sua verifica giudiziale, siamo alla pari con il resto del mondo occidentale e spesso persino all’avanguardia (il gratuito patrocinio è meno diffuso ma più esteso nella sua fruibilità). Non ci meritiamo di essere definiti il problema della crisi da uno che non ha saputo restare al suo posto fino alla fine del mandato solo perché gli hanno messo in dubbio, ma mai tolto, l’appoggio politico richiesto.

Non si capisce poi cosa c’entri ancora il ripetere ossessivo del richiamo alle liberalizzazioni: i concetti di difesa processuale normata e di liberalizzazione sono diversi, e pare mal capiti.

UNO: la riforma forense era attesa da 70 anni, se ne parla infatti dagli anni 40, e non modifica di una virgola le regole di accesso alla professione. E comunque paiono molto più settari medici, economisti e persino veterinari, con il numero chiuso all’università accettato da una vita

DUE: un ordine professionale che ha 229 mila iscritti, con un avvocato ogni 330 abitanti ha ben poco da liberalizzare, a meno che non si voglia ammettere d’ufficio chiunque abbia la patente di guida.

Forse al Professore Nazionale infastidisce che abbiano limitato la possibilità di costituire società di avvocati vietando la partecipazione di soci di solo capitale, unica reale variazione alle sue precedenti riforme guadagnate a colpi di fiducia. Ma questo non depone a suo favore perchè fa venire in mente che i potenziali interessati a partecipare con il loro capitale a società di avvocati erano, e sono, i grandi gruppi del potere economico (banche, assicurazioni, associazione di categoria etc.), e non certo nell’interesse dei cittadini consumatori.

Per tutto questo, ma credetemi anche per molto altro, dico con serenità: grazie professore, non serve che si disturbi ancora.

Alberto Vigani, Avvocato

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